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Collera e rancore negli adolescenti

18 Giu

L’aggressione a Caserta di qualche mese fa da parte di un adolescente ai danni della sua professoressa può considerarsi il ritratto più emblematico del quadro generazionale dei nostri tempi: genitori sempre più incapaci di gestire ed educare i propri figli, da un lato, e dall'altro figli sempre più disorientati, frustrati ed inclini alle manifestazioni più forti ed incontrollate di rabbia ed aggressività.

Ed ecco che la scuola diviene teatro per eccellenza di dinamiche relazionali disfunzionali che rispecchiano in toto modelli familiari distorti e poco efficaci. Genitori sempre più permissivi, accomodanti, “democratici”, iperprotettivi e, di contro, figli sempre più disobbedienti, ribelli, trasgressivi, insofferenti di fronte alle regole ed incapaci di accettare anche i più piccoli rifiuti e le più piccole frustrazioni personali. Figli “bloccati” nel loro processo di crescita e responsabilizzazione da genitori “spazzaneve” che, con le migliori intenzioni, spianano loro la strada, ottenendo però gli effetti peggiori.

Genitori che si caricano della “mission” di rendere la vita dei propri figli il meno complicata possibile, agendo al loro posto. “Dicci cosa ti manca e faremo di tutto per procurartelo” può sembrare un messaggio di amore e di protezione, ma in realtà nasconde alla base un concetto di forte squalifica e mancanza di fiducia nei confronti del proprio figlio: “Faccio tutto al posto tuo perché temo che da solo non ce la faresti e non voglio che tu soffra”. L’eccesso di protezione genitoriale rende i figli fortemente insicuri, fragili, passivi, incapaci di agire in autonomia e particolarmente vulnerabili di fronte alle difficoltà; inoltre, li rende più inclini a sviluppare dinamiche di disadattamento nei contesti fortemente regolativi, come la scuola, disturbi di ansia, difficoltà relazionali che possono sfociare in atteggiamenti depressivi, problematiche e disturbi nella sfera della sessualità e dell’alimentazione.

Giovani sempre più irresponsabili, demotivati, riluttanti alle regole e al rispetto dei ruoli, abituati ad ottenere tutto con estrema facilità, sono quelli che reagiscono con collera, aggressività e comportamenti auto ed eterolesivi di fronte ad un “no”, ad un voto basso a scuola o al non raggiungimento di un obiettivo. Siamo geneticamente predisposti al cambiamento e all'adattamento ai vari contesti in funzione delle personali vicissitudini, ma la famosa “resilienza” a cui tutti così tanto ambiamo va seminata e fatta germogliare già nel “giardino” della primissima infanzia. I figli hanno la necessità di sperimentare le proprie capacità e i propri limiti, di scoprirsi vincenti ma alle volte anche perdenti, hanno il diritto e il dovere di sbagliare e di essere protagonisti attivi della propria vita. Proteggerli in modo maniacale, esimerli da ogni colpa o responsabilità, agire al loro posto, concedere tutto e facilmente, non genererà di certo dei “supereroi” invincibili, ma al contrario giovani disadattati, incapaci di accettare quelle logiche di vita da cui sono stati sempre tenuti lontani da un eccesso di protezione e insana preoccupazione. Per loro sarà più difficile e, forse impossibile, adattarsi ad una realtà da loro mai immaginata o concepita perché quella in cui hanno vissuto non ha consentito loro di formarsi in quanto individui a sè stanti e di temprarsi alle difficoltà della vita.

Occorre sicuramente ritrovare il vero senso dell’essere genitori: ristabilire le gerarchie allontanandosi dallo stereotipo del “genitore amico” che scende a compromessi o cede ai ricatti emotivi del proprio figlio per non generare conflitti; stabilire e far rispettare le regole, punire la trasgressione, far sperimentare la logica del dovere e del sacrificio; collaborare attivamente con la scuola, supportando gli insegnanti nel loro ruolo educativo attraverso una comunicazione efficace alla cui base vi sono l’accettazione e il rispetto dell’autorità che rivestono nell'educare e formare i propri figli. Il vero atto d’amore che un genitore può fare nei confronti del proprio figlio è quello di guidarlo nel suo percorso di crescita senza mai invalidarlo nel suo spazio d’azione: l’autostima e la sicurezza in sé si conquistano attraverso le esperienze personali, non possono esserci donate da altri.

Dr.ssa Sara BUTTIGLIONE

Psicologa Clinica

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